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La mia rubrica sull’Amore su La Stampa spegne la sua prima candelina

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La mia neonata rubrica sull’amore, “Amore non è solo amare”, ospite dell’autorevole quotidiano La Stampa, compie il suo primo anno di vita e spegne la sua prima candelina.
La rubrica e io siamo state molto affiatate, abbiamo lavorato senza sosta nel tentativo di analizzare tanti temi strettamente connessi alla dimensione amorosa.
È stato un anno intenso e tribolato, di grande responsabilità e di ascolto profondo alle richieste e curiosità dei lettori.
Parlare d’Amore, delle sue criticità e potenzialità mi onora e mi addolora, perché mi fa toccare con mano la deriva a cui stiamo assistendo. La sessualità è stata fatta a fette, come se divorziare del tutto dalla dimensione emozionale e amorosa la rendesse più affascinante e più audace.
L’abbiamo disgiunta dall’affettivitá: ci siamo occupati di ormoni sessuali, di testosterone e di prolattina, di erezione e di orgasmo, di tempi, luoghi e modi; di dimensioni e di disfunzioni, di altri parametri e dati, ignorando del tutto il suo denominatore comune: il cuore.
Abbiamo smarrito quello sguardo di fondamentale importanza sul sentimento elitario dell’amore, il più potente degli afrodisiaci. Abbiamo ignorato la minaccia da vita perennemente online al posto dei sensi e la preoccupante assenza di educazione emozionale e sessuale.
La mia rubrica e io, da un anno e poco più – orgogliosa anche del poco più – stiamo trattando temi complessi, abusati e al tempo stesso inediti. Stiamo tentando di ricongiungere l’amore con la sessualità e con l’intimità, cercando di ricucire quello strappo creato dalla deriva degli usi e costumi sessuali e dall’abusato pressappochismo che caratterizza molti temi sessuologici.

Mesi, scrittura e amore

Quando parliamo di sessualità, che ci piaccia o meno, parliamo sempre di relazione, altrimenti si parlerebbe di autoerotismo. La relazione dovrebbe essere il contenitore di un incontro: due partner si piacciono, scatta l’attrazione fisica o mentale, si innamorano, si scelgono. Più o meno facilmente, con le loro paure e ferite del cuore, con note d’ansia o di coraggio.
L’amore, però, soprattutto nella sua versione moderna, non sempre abita nel corpo; talvolta trasloca dentro una chat, e li rimane a lungo e per sempre.
Con La Stampa abbiamo analizzato la “versione online, rivisitata e corretta, di Cupido”, cercando di capire perché il sentimento più struggente e profondo che ci sia, in assenza di corpo e di progetto, sembri essere più intrigante e anche più rassicurante.
Dietro e dentro un presunto amore online – quando questo modus operandi amoroso rappresenta l’unica modalità per entrare in relazione con il partner – si celano paure e ferite profonde dei protagonisti del rapporto di coppia.

Il web, in realtà, protegge dal reale incontro con l’altro. Con il suo schermo e con i suoi filtri, tiene a bada la paura del coinvolgimento e dell’abbandono.
Abbiamo analizzato il conflitto tra pulsione e limite dei soliti selfie – soprannominata oggi “selfite”, come a indicare un’infiammazione dell’ego – , il bisogno di apparire altro da sé, le dinamiche del flirting digitale e i guai postumi da carenza di pudore.
Attraversando i mesi in ascolto dei lettori, ci siamo interrogati sul tema affascinante e poco esplorato dell’Amore brizzolato, con la sua magia e intensità. Mettendo al rogo, con determinazione e coerenza, la teoria tanto abusata della prudenza. Tra le leggende metropolitane sull’amore, una rimane tristemente in uso: l’amore giovanile può essere passionale e irrazionale, può tracimare gli argini della coscienza, mentre quello adulto e brizzolato assolutamente no, deve indossare i panni dell’amore prudente. E invece noi, siamo giunti alla conclusione che amare allunga la vita. A tutte le età. Degli “amori over” ne abbiamo parlato a Mattino cinque, la trasmissione di canale 5, presentata da Federica Panicucci.
Abbiamo proseguito facendoci rapire dalla disamina degli amori giovanili e turbolenti, accompagnati o contenuti da genitori affaticati; abbiamo cercato di comprendere cosa accade dentro la coppia e la famiglia quando un figlio si innamora.
Ci siamo soffermati, poi, sugli amori violenti e manipolativi. Quegli amori che abbracciano e stritolano e che conducono le donne tra le braccia falsamente onnipotenti di uno stalker.

In primavera, siamo entrati in punta di piedi tra le scelte amorose sbagliate e reiterate nel tempo, affascinati dal potente meccanismo che ammanetta agli amori malsani: la coazione a ripetere.
Quel meccanismo che porta i protagonisti di amori malsani a sentirsi legati con affetto e determinazione a ciò che un tempo era sofferenza e che oggi diventa irragionevolmente mancanza. Coraggiosamente, abbiamo creato di capirne il motivo, perché quando è amore non fa male. Mai.
Abbagliati dal caldo sole siciliano, e meno caldo torinese, abbiamo trattato gli amori estivi: chimera di felicità o vera e propria anteprima di infelicità.
Ci siamo imbattuti nel brivido inedito dello sconosciuto, e ne abbiamo poi parlato in Radio RTL.
Abbiamo suggerito ai nostri lettori di controllare sempre le avvertenze prima di un amore estivo, perché potrebbe avere sempre massicci effetti collaterali.

In autunno, alle porte delle minacce settembrine, il mese più complesso che ci sia per le coppie in crisi, ci siamo interrogati sull’Eden mnemonico. E ci siamo chiesti se fosse una trappola o una risorsa.
Sempre in settembre, la rubrica è stata ospite di Domosofia – il festival dei saperi ambientato nell’incantevole Domodossola – per parlare di passione e dei mille volti dell’eros.
Abbiamo scandagliato il ruolo dei ricordi, che non sempre rappresentano un patrimonio, altre volte, quando si cronicizzano e intrappolano, diventano una zavorra e impediscono di amare ancora. I ricordi, in realtà, blandiscono con i loro colori ingialliti e vagamente romantici e al tempo stesso brandiscono minacciosi un presente che tenta timidamente di diventare futuro.

Passo dopo passo e mese dopo mese, con costanza e coraggio, siamo giunti agli amori da scrivania con la loro fascinazione da ruolo e da km zero.
Cosa accade quando il vicino di scrivania, di stanza, di ambulatorio indossa i panni del sapiosexual e slatentizza gli istinti e le emozioni più celate?
Abbiamo analizzato postumi e guai, ma anche il loro scopo euforizzante e terapeutico per la deflessione del tono dell’umore e il grigiore delle infinite giornate lavorative.
Ci siamo poi divertiti parlando della gelosia, del suo dosaggio ottimale – QB, termine preso in prestito dalla sensualità del cucinare – da utilizzare come spezia su ogni pietanza amorosa, cercando di non farla diventare indigesta, al fine di non ricordare una galera. Il passaggio dagli arresti domiciliari all’evasione è breve, e non va mai sottovalutato. Anche se amorosa, prima o poi, da tutte le galere si evade.
Abbiamo messo in guardia i lettori dal rischio “delirio di gelosia” che caratterizza gli amori malsani, tema ripreso poi e a lungo nel pezzo intitolato “Amare uno stalker”, che analizza la dipendenza affettiva e le trappole spesso letali di queste relazioni e manipolazioni.

Siamo giunti all’inizio del nuovo anno e abbiamo cercato, con coraggio e pudore, di tratteggiare per grandi linee le caratteristiche degli amori felici.
Talvolta, paradossalmente e inconsapevolmente, grazie alle testimonianze dei lettori, ci siamo resi conto che abbiamo più paura di essere felici che di essere abbandonati, e abbiamo scritto anche di questo.
Siamo giunti a febbraio, e abbiamo deciso di festeggiare il nostro primo anno online passando dall’amore felice, il vero antidoto alla noia e al tradimento, alla coppia aperta; tema che ha diviso i lettori e che ha scaldato i cuori. Ma abbiamo risposto anche a loro.
Dopo varie disamine, risposte ai lettori gentili e affettuosi e a quelli meno gentili e meno affettuosi, siamo giunti alla conclusione che ogni individuo è felice a modo proprio: in coppia o meno, fedele o fedifrago. Il brivido da scappatella consenziente, o scelta di tutti i protagonisti, per essere attuata senza mietere vittime sul suo cammino deve essere voluta – consciamente e inconsciamente, ora e nella complessa terra del dopo – da tutti i protagonisti del rapporto.
Noi non ci fermiamo qui, proseguiremo indefessi attraversando i sentieri impervi delle mode coniugate all’amore e alla sessualità, all’analfabetismo affettivo e amoroso, e torneremo online tra qualche settimana.
Nei paraggi della felicità non è la felicità: quando si ama si è felici, non tristi o depressi per amore. Amare bene e a lungo rimane l’unico elisir di lunga vita, protegge dalla paura delle malattie e della vecchiaia.

Ringrazio il dr. Fulvio Cerutti e La Stampa.

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